Di Mark Mathias

“Ascoltate bene cosa sto per dire”: questa frase potrebbe rievocare nella mente del lettore le lezioni frontali a scuola o all’università e uno degli sforzi più spesso richiesti dagli insegnanti ai propri studenti, ossia quello di ascoltare. Non tutti sanno però che esistono varie forme d’ascolto, e non solo l’ascolto a cui si è più abituati, definito ascolto passivo.

In questo articolo si definirà l’ascolto attivo e si spiegherà come può aiutare uno studente nell’apprendimento di una lingua straniera. Gli esempi riportati riguarderanno la lingua inglese, ma sono validi per qualsiasi lingua straniera che si voglia apprendere.

Ascolto attivo: Cos’è

L’ascolto attivo viene definito un tipo di ascolto che avviene con un elevato livello di concentrazione, volto non solo a comprendere il messaggio generale del proprio interlocutore, bensì all’attenzione ai dettagli, alla memorizzazione del contenuto e a una sua analisi critica. Si differenzia dunque dall’ascolto passivo, il quale consiste in una ricezione passiva di informazioni.

Esempi di applicazione: Memorizzazione e sintesi

Un buon inizio per uno studente di una lingua straneria è praticare l’ascolto attivo dalla propria madrelingua, passando poi a materiale audiovisivo in lingua straniera di difficoltà crescente (partendo da un livello A1 e gradualmente passando a testi più complessi).

Lo studente può dunque esercitarsi a memorizzare il contenuto ascoltato e di seguito riprodurlo a parole sue: così facendo si esercita non solo la memoria, ma anche la padronanza della lingua straniera.

Pronuncia e Prosodia

L’ascolto attivo permette di analizzare più meticolosamente la pronuncia e la prosodia (la parte della linguistica che studia l’intonazione e il ritmo del linguaggio parlato) di una lingua straniera. Di seguito verranno riportati due brevi passaggi a titolo esemplificativo:

  • I can’t come to the match.
    aɪ kɑːnt kʌm tuː ðə mæʧ

La trascrizione fonetica sotto l’originale indica ciò che lo studente deve esercitarsi a riconoscere: non solo le singole parole, il loro significato e il senso della frase, ma anche i suoni (definiti in fonetica fonemi) che le compongono, i quali sono a volte suoni assenti nella madrelingua dello studente.
Per esempio, l’italiano presenta solo sette suoni vocalici ( a, é, è, i, ó, ò u) mentre l’inglese ne presenta più di 20: è compito dello studente imparare a riconoscerli e riprodurli correttamente.
Una resa approssimativa dei suoni vocalici in inglese può creare incomprensioni da parte dell’ascoltatore che del parlante (ship vs sheep, bag vs beg).

Mark Mathias interprete di conferenza italiano inglese

  • Where did he drive yesterday?

Nella frase si nota un’intonazione ascendente e poi discendente (indicata dalle due frecce), e che alcune sillabe sono accentate (indicate in grassetto) e altre no. Questa caratteristica è tipica delle lingue isoaccentuali ( o stress-timed languages), come l’inglese, ossia lingue in cui la durata della frase è determinata dal numero di parole accentate al suo interno. Questo ritmo d’elocuzione può essere appreso dallo studente attraverso un esercizio regolare di ascolto attivo.

Inoltre, senza una buona conoscenza della prosodia inglese, lo studente riscontrerà notevoli difficoltà a comprendere alcune parole non accentate in inglese. Le parole “did he” nell’esempio sopra vengono ridotte dal parlante madrelingua e pronunciate /dɪdɪ/, come se fossero una singola parola. Tale pronuncia potrebbe risultare incomprensibile a un ascoltatore italofono con una conoscenza rudimentale della lingua inglese e abituato al ritmo delle lingue romanze, in cui ogni sillaba ha la stessa durata; tali lingue vengono definite isosillabiche. 

 

Emulazione stilistica e lessicale

Un altro esercizio utile è l’ascolto di segmenti più lunghi di parlanti appartenenti a realtà diverse e che trattano un’ampia varietà di tematiche (economia, politica, hobby, cucina ecc): l’esercizio consiste nell’osservazione di abitudini linguistiche specifiche di singoli parlanti. Così facendo lo studente può notare l’uso frequente di particolari termini, di formulazioni diverse delle frasi o anche possibili cattive abitudini a livello comunicativo del parlante (false partenze, genericismi o pause piene).

Tutto ciò permette allo studente di ampliare il suo bagaglio lessicale, prendere in considerazione l’uso di termini o espressioni da lui spesso non usati (sebbene conosciuti) oppure adottare o evitare determinate formulazioni.

Registrarsi e ascoltarsi

Infine, lo studente deve imparare ad ascoltarsi: un modo efficace per farlo è registrarsi mentre si legge un testo e lo si rielabora con le proprie parole. Dopodiché, ci si potrà riascoltare e osservare tutto ciò che è stato discusso nei paragrafi precedenti: terminologia, pronuncia, prosodia, capacità di rielaborazione, ma anche difetti di pronuncia, pause piene o errori grammaticali. Un’analisi esauriente richiederà diversi ascolti. In questo modo, lo studente avrà un’immagine molto più nitida del suo livello linguistico e di dove possa migliorare.

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