Di Giulia Giacco

Sia che voi siate studenti o traduttori alle prime armi avrete sentito parlare della fantomatica figura del project manager e vi sarete chiesti più di una volta: ma se il PM non traduce, allora chi è e cosa fa nel nostro mondo? È una figura importantissima con la quale vi interfaccerete spesso se lavorerete in collaborazione con agenzie di traduzione. Ecco qui un identikit completo del project manager:

 

translation project manager

Profilo

Come ci svela il nome inglese, il PM è responsabile dei progetti ed è una figura che esiste in moltissimi contesti lavorativi. Avere una certa dimestichezza con il settore fa sempre comodo, ecco perché molto spesso i PM sono ex traduttori o laureati in traduzione. Ma ciò non è un requisito fondamentale! Dato che il PM è una figura di gestione e non traduttiva, esistono professionisti provenienti da diversi corsi di laurea. Completano il suo profilo una certa agilità mentale, occhio per i dettagli e una noncuranza verso il fatto che il giorno abbia solo 24 ore. Dico questo perché il PM deve essere un esperto del multitasking e deve restare sintonizzato sui diversi fusi orari del mondo.

Cosa fa

Project manager timeline

Cosa significa gestire un progetto di traduzione? Cercherò di spiegarlo nel modo più breve possibile prendendo spunto dalla mia esperienza:

– Ricevere richieste da clienti e accordarsi sul preventivo;

– Trovare traduttori (+ eventuali revisori) in tutte le lingue richieste;

– Stabilire data di consegna traduzione a seconda dei diversi fusi orari (perché è buona norma lavorare verso la propria madrelingua quindi le agenzie hanno collaboratori in tutto il mondo);

– Preparare i fili traducibili da inviare ai linguisti (ciò significa preparare un progetto di traduzione su un CAT Tool completo di glossari e Translation Memories di riferimento);

– Una volta partito il progetto, monitorare la situazione assicurandosi che i tempi di consegna saranno rispettati;

– Fungere da contatto fra il traduttore e il cliente, riferire domande/risposte, chiedere delucidazioni linguistiche o tecniche sul testo di partenza e arrivo;

– Occuparsi della Quality Assurance (nelle agenzie che forniscono questo servizio);

– Compilare la versione finale tradotta in un formato che vada bene al cliente e consegnare il progetto;

– Aggiornare le TM con le nuove traduzioni del progetto.

Competenze

Project manager's skills

Per diventare project manager, due sono le macro-aree di competenza richieste:

  • Linguistiche: spesso è richiesto un alto livello d’inglese perché ogni giorno un PM si interfaccia con traduttori di tutto il mondo. Oppure, se il suo ruolo sarà dedicato alla gestione di specifiche coppie di lingue, può esser richiesto un alto livello nelle lingue dei progetti che gestirà.
  • Techniche: il PM deve essere il mago dei CAT Tool! Non vi è trucco o tasto che non conosca perché spesso quegli stratagemmi possono salvargli la giornata nella sua continua corsa contro il tempo.

I CAT Tool con i quali mi sono interfacciata io durante il mio percorso professionale sono stati: Trados, Multiterm, MemoQ e Xbench. Ne esistono molti altri ovviamente, ogni agenzia usa i suoi preferiti e alcune grandi agenzie ne sviluppano anche di propri.

È importante inoltre avere un’ottima conoscenza del pacchetto Microsoft (Excel servirà più di quanto pensiate).

Se volete iniziare una carriera in project management non fatevi spaventare da quanto appena detto: come per tutti i lavori, molte cose si apprendono sul campo!

Nelle nostre università purtroppo non si parla molto di project management, e dico “purtroppo” perché sarebbe importante conoscere tutti i possibili sbocchi lavorativi una volta laureati. Una carriera da PM permetterebbe di lavorare in-house invece che da libero professionista ed è quindi un’opzione da tenere in considerazione se preferite questa modalità di lavoro. Inoltre è bene ricordare che il PM può essere il miglior amico del traduttore quando si stabilisce un rapporto di fiducia poiché lavoreranno insieme per consegnare il miglior prodotto nel minor tempo possibile.

L’autrice

Giulia Giacco si è laureata in Traduzione e Interpretariato all’Università degli Studi di Genova. Ha studiato per un periodo in Regno Unito, svolto un tirocinio a Valencia (Spagna), lavorato in Irlanda e successivamente a Roma. Durante queste esperienze ha potuto interfacciarsi con tutti i diversi ambiti del settore linguistico essendo stata: traduttrice in-house in ambito localizzazione, interprete, project manager, copywriter e linguistic software tester. Adesso Giulia è tornata nella sua Toscana da dove esercita la libera professione e collabora stabilmente con una start-up informatica italo-inglese per la quale si occupa di: comunicazioni, traduzioni, interpretariati e formazione inglese dei dipendenti italiani.
Accanita difensora della lingua italiana, combatte l’uso eccessivo di anglicismi e la progressiva scomparsa dei dialetti parlandone ben due (toscano e calabrese).

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