Di Claudia Redigolo

Legalizzazione o asseverazione: di cosa parliamo?

La terminologia è importante, soprattutto quando siamo in ambito giuridico. Ma occorre fare chiarezza, non solo per i non addetti. Oggi parliamo di due termini che si sentono spesso quando si parla di traduzioni giuridiche: legalizzazione e asseverazione. Ma come faccio a sapere quale servizio mi serve tra i due? Come faccio a sapere quale servizio posso offrire fra i due?

Asseverazione

Per asseverazione si intende asseverare un documento, ovvero, come ci spiega la Treccani, “affermare con decisione e sicurezza”. Infatti, in gergo, si parla anche di traduzioni giurate. In pratica, il traduttore giura, assevera, quindi afferma con certezza che quanto da lui tradotto rispetta completamente il testo originale, che non vi sono errori, imprecisioni, sviste, etc. L’asseverazione comporta responsabilità penale per il traduttore che dichiara appunto di non aver tradotto a suo piacimento, ma fedelmente il testo originale. Attenzione! In caso di dichiarazioni mendaci le pene vanno da 6 mesi a due anni. Questa espressione è largamente utilizzata per le traduzioni giuridiche svolte in Italia, con giuramento del traduttore in tribunale.

Legalizzazione

Il termine legalizzazione deriva, invece, da legalizzare che, sempre secondo la Treccani, significa “dichiarare legalmente valido; in particolare attestare, da parte dell’autorità pubblica, l’autenticità e quindi la validità di un documento”. Ed è proprio qui che si trova la differenza: il traduttore assevera, mentre è l’autorità pubblica a legalizzare.

Legalizzazione e asseverazione differenze

Questa differenza potrebbe far pensare che allora, se ho bisogno che la traduzione di un documento sia dichiarata valida da un ente pubblico, non ho bisogno di un traduttore professionista che a sua volta asseveri la traduzione: basta tradurre il testo in qualche modo e farà fede poi il timbro di legalizzazione dell’ente di riferimento. Errato! Nella maggior parte dei casi l’ente di riferimento legalizza solo le traduzioni svolte dai traduttori iscritti in uno specifico albo, o che abbiano superato dei test di traduzione da loro redatti e verificati. Questo avviene proprio per evitare di legalizzare traduzioni errate o addirittura fraudolente e al contempo per non dover esaminare nel dettaglio ogni traduzione presentata. Quella della legalizzazione è una delle pratiche più diffuse tra i consolati italiani all’estero. Ad esempio, il Consolato Generale d’Italia a Mosca legalizza solo le traduzioni dei traduttori da loro accreditati, che lavorano ormai da anni con il Consolato stesso e che devono garantire un altissimo profilo qualitativo, pena la cancellazione dall’elenco.

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